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André Weil, matematico i cui
orizzonti culturali si estendono ben al di là dei limiti
della sua disciplina, rievoca in queste pagine le tappe di una
carriera scientifica movimentata e per molti versi inconsueta.
Dopo aver studiato a Parigi sotto la guida di Jacques Hadamard, l'autore visita
successivamente Roma, dove trascorre sei mesi, e le grandi capitali del pensiero
scientifico europeo, entrando in contatto, ancora assai giovane, con i maggiori
matematici dell'epoca. Nel frattempo si appassiona allo studio del sanscrito,
seguendo i corsi di Sylvain Lévi al Collège de France: soggiornerà in
India agli inizi degli anni Trenta, incontrando personalità come Nehru
e Gandhi e diventando amico personale di Zakir Husein, futuro presidente della
confederazione indiana.
Rientrato in Francia nel 1932, l'anno seguente è tra i fondatori del gruppo
Bourbaki, nom de plume sotto il quale si celano alcuni dei più brillanti
ingegni matematici francesi, tutti formatisi all'Ecole Normale Supérieure
negli anni immediatamente successivi alla grande guerra: il loro monumentale
trattato Eléménts de mathématiques, opera di sintesi e di
formalizzazione, ha esercitato una cruciale influenza sulla ricerca e sul pensiero
matematico degli ultimi cinquant'anni.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale sorprende Weil in Finlandia: scambiato
per una spia sovietica, scampa miracolosamente alla fucilazione e viene tradotto
in Francia, dove sconta un periodo di detenzione per renitenza alla leva: nel
forzato raccoglimento del carcere trova ispirazione per alcune delle sue più geniali
scoperte e avvia un profondo ripensamento della geometria algebrica.
Le vicende belliche lo condurranno in Gran Bretagna - proprio nel momento più cupo,
durante i massicci bombardamenti della Lufwaffe-, quindi di nuovo in Francia
e infine negli Stati Uniti, esule al pari di un gran numero di intellettuali
europei. Ma le porte delle prestigiose università americane non si aprono
subito a chi ha le triplice [...]
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