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da http://web.infinito.it/utenti/t/tecalibri
Questo libro è scritto per un lettore comune,
interessato ai paradossi, ma privo di una preparazione tecnica
per quanto riguarda la matematica, la logica, la scienza o la filosofia.
I paradossi discussi in queste pagine sono tratti da queste e da
altre discipline; e, benché molti di tali problemi contengano
concetti sofisticati e ragionamenti di carattere logico, nessuno
di essi richiede che il lettore abbia una precedente conoscenza
oltre a quella del linguaggio ordinario e dell'aritmetica elementare.
La raccolta vuole dare un'idea della ricchezza di intelligenza
e di immaginazione di chi propone paradossi; tuttavia non pretende
affatto di essere esauriente. Numerosi altri paradossi - molti
interessanti quanto quelli presentati, e altri più complessi
- sono stati esclusi, per la limitatezza dello spazio o a causa
delle conoscenze tecniche che richiedono.
Il libro contiene venticinque capitoli, organizzati in ordine alfabetico
secondo
il titolo inglese, ma ogni capitolo è pensato come autosufficiente; così è possibile
qualsiasi ordine di lettura. Alla fine di ogni capitolo si trova una nota che
indica gli altri capitoli del libro a esso collegati.
Il paradosso è stato definito, in modo bizzarro, come «una
verità che poggia sulla testa per attirare l'attenzione».
Probabilmente tale espressione si avvicina più di ogni altra
definizione formale all'essenza del paradosso perché, in effetti,
un paradosso è cosa veramente difficile da definire.
La parola deriva dal greco (parà e doxa) e significa «contrario
all'opinione comune». Nell'accezione attuale, il termine «paradosso» assume
una pluralità di significati e la sua accezione più generale è quella
di «affermazione o credenza contraria a quanto ci si aspetta
o all'opinione accettata». Le definizioni di paradosso che
interessano questo libro sono un po' più specifiche e comprendono
fondamentalmente tre diversi significati: l. un'affermazione che
sembra contraddittoria ma che, in realtà, è vera; 2.
un'affermazione che sembra vera ma che, in effetti, contiene una
contraddizione; 3. un'argomentazione valida o corretta che porta
a conclusioni contraddittoríe. Ovviamente i tipi 1 e 2 di
affermazioni paradossali sono spesso, anche se non sempre, conclusioni
di argomentazioni del tipo 3. Questo libro tratta argomenti - visivi,
logici, matematici, scientifici e di altro genere - che cercano di
portare a conclusioni paradossali.
Alcuni paradossi sono profondi, altri banali. Molti sembrano
essere fallaci, ma anche tale eventualità non necessariamente li
rende banali. Si dà spesso il caso che paradossi fallaci indichino
la strada per una ricostruzione più precisa dei sistemi in
cui essi si collocano. Naturalmente non tutti i paradossi sono fallaci:
alcuni sono ragionamenti corretti, ma implicano nozioni contrarie
all'intuizione. In questi paradossi le conclusioni che siamo costretti
ad accettare sono vere, ma sembrano inattese e contrarie al senso
comune. Come scrive Anatol Rapoport, esperto di comunicazione e di
teoria dei giochi:
I paradossi hanno giocato un ruolo drammatico nella storia intellettuale,
spesso anticipando rivoluzionari sviluppi nella scienza, nella matematica
e nella logica.
Ogni volta che in una disciplina incontriamo un problema che non si può risolvere
nel contesto concettuale che ritenevamo applicabile, ne rimaniamo sconvolti.
La scossa che riceviamo può costringerci a lasciare da parte il vecchio
contesto e ad adottarne uno nuovo. È a questo processo di modificazione
intellettuale che si deve la nascita di molte fra le più importanti idee
matematiche e scientifiche... Il paradosso di Zenone, quello di Achille e della
tartaruga, ha dato origine all'idea delle serie infinite convergenti. Le antinomie
(contraddizioni interne nella logica matematica) sono sfociate alla fine nel
teorema di Gödel. Il risultato paradossale dell'esperimento di Michelson-Morley
sulla velocità della luce pose le basi per la teoria della relatività.
La scoperta del dualismo onda-corpuscolo della luce costrinse a un riesame della
causalità deterministica e dei fondamenti ultimi della epistemologia,
e condusse alla meccanica quantistica. Il paradosso del demone di Maxwell, che
Leo Szilard per primo trovò modo di risolvere nel 1919, indusse a osservare
che i concetti, apparentemente distanti, di informazione e di entropia sono intimamente
collegati tra loro.
È possibile aggiungere numerosi altri paradossi alla serie,
elencata da Rapoport, di quelli che hanno prodotto significativi
cambiamenti nel modo in cui vediamo il mondo. Come ha detto Willard
Van Quine: «Di tutti i caratteri dei paradossi, il più interessante è la
loro capacità, talvolta, di essere molto meno inutili di quanto
non sembrino».
Indipendentemente dal tipo, i paradossi presentano alcune caratteristiche.
Tra queste la principale è la contraddizione, ma sono spesso
presenti l'autoreferenza e anche la circolarità. Di solito
i paradossi sono molto ambigui e sovente le loro soluzioni mettono
in luce la molteplicità di significati o di interpretazioni
presenti nel linguaggio ordinario, o le immagini che lo costituiscono.
Chi si occupa di paradossi deve essere sempre attento alle ambiguità,
alle indeterminatezze e agli altri sintomi di ragionamento fallace.
La considerazione storica dei paradossi nella cultura occidentale
mostra che esistono tre periodi di intenso interesse per il ragionamento
paradossale. Il primo si dà nell'antica Grecia, dal V secolo
circa al II secolo a.C. Il paradosso del mentitore e quelli di Zenone
sono di questo periodo. L'interesse per i paradossi parve venire
meno intorno all'inizio dell'era cristiana, e solo con la riscoperta
dei testi classici da parte della scolastica medievale si ebbe una
ripresa di interesse per i problemi «insolubili». I semi
dell'interesse, piantati dagli scolastici medievali, diedero frutti
nel Rinascimento. Si sa che più di cinquecento raccolte di
paradossi - da quelli scientifici a quelli letterari - furono pubblicate
in questo periodo nell'Europa occidentale.
Il terzo momento di interesse per i paradossi ebbe inizio nella
seconda metà dell'Ottocento e continua ancora oggi. Tra la
metà dell'Ottocento e i primi del Novecento si realizza gran
parte del processo di formalizzazione della matematica e della logica,
e questo porta inevitabilmente a una riconsiderazione dei paradossi,
alcuni nuovi, altri antichi e non ancora risolti. Oltre al ruolo
prestigioso che il paradosso ottiene in matematica e in logica, la
sua importanza in campo scientifico aumenta in seguito agli sconvolgenti
risultati, contrari all'intuizione comune, derivanti dalla teoria
della relatività e dalla meccanica quantistica.
La tendenza prosegue oggi anche in altre aree dell'attívità intellettuale:
psicologia, economia, scienze politiche, filosofia, arti. È una
tendenza che ha già prodotto analisi ampie e rigorose sui
paradossi nella storia. Basato com'è sulla capacità dei
paradossi di abbagliarci, conducendoci ai limiti del pensiero e della
percezione umana, l'interesse attuale per loro sembra qualcosa di
più di un semplice passatempo intellettuale.
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