| |
Il libro di Piergiorgio Odifreddi si
apre con un elogio dell’impertinenza, ovvero la “non
appartenenza a una visione del mondo ispirata dalla certezza” e
la “doverosa arroganza nei confronti di coloro che vorrebbero
imporre all’universo mondo moderno il loro provincialissimo
capitalismo e il loro antiquato cristianesimo”. L’impertinenza,
dunque, ha un ruolo in politica, in religione, ma anche in filosofia.
Il modello ispiratore del “matematico impertinente” è la
metodologia di Bertrand Russell e di Noam Chomsky, quella che utilizza
la ragione matematica, dalle forme pure della logica a quelle applicate
della scienza, e che fonda così i discorsi su dimostrazioni
e sperimentazioni provate.
Il volume quindi esalta la logica come forma di igiene mentale. Si
sviluppa in una serie di saggi che toccano la storia e la politica,
la religione, la lingua e la letteratura, la logica stessa, la matematica
e le scienze. I capitoli si aprono con curiose interviste immaginarie
a personaggi del passato (Hitler, Gesù, Dante, Aristotele,
Archimede, Newton) e si chiudono, invece, con interviste reali a
quelli del presente (Noam Chomsky, il Dalai Lama, José Saramago,
Saul Kripke, John Nash e James Watson). Nel mezzo, il “matematico
impertinente” Odifreddi dispiega le armi della ragione per
argomentare che non è affatto vero che “non possiamo
non dirci cristiani” (come sostenne il filosofo Benedetto Croce),
o che siamo tutti americani, volendo dire statunitensi. In realtà,
sostiene Odifreddi, “siamo tutti scimmie africane, con buona
pace degli umanoidi”: perché circa sette milioni di
anni fa c’era in Africa una sola specie comune, che poi si
divise e diede origine ai protogorilla in Occidente, ai protoscimpanzé nel
Centro, e ai protoumani a Oriente. Siamo scimpanzé al 98 per
cento, nel senso che il DNA umano coincide al 98 per cento con quello
delle scimmie, e solo gli antievoluzionisti si stupiranno della cosa.
Il rifiuto dell’evoluzionismo, l’esaltazione della razza
e della famiglia sono, secondo Odifreddi, i comandamenti della fede
antiscientista che l’autore combatte. Egli si scaglia anche
contro la cultura mitologica e pseudofilosofica sulla quale vive
l’informazione dei mass media. Mentre ritiene che oggi “non
possiamo non dirci tecnologici” e che la cultura che informa
la vita è soprattutto quella matematica e scientifica. In
conclusione l’autore si augura che sempre più i giovani
italiani si mettano a studiare matematica e scienze per far sì che
cessi il paradosso di una società tecnologica governata (male)
da umanisti che nulla capiscono di tecnologia, scienza e matematica
e che pure di questa loro ignoranza fanno un vanto. Malgrado utilizzino,
come tutti, il computer e le nuove tecnologie digitali.
|