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In una fantastica cornice romanzesca
ci si svela la vita di Beremiz Samir: di come, con l'aiuto della
matematica, riuscì prima a sbarcare il lunario, poi a conquistare
il cuore di una donna e la stima di uomini potenti e ricchi e saggi,
di come capì che la matematica non possa mai accompagnarsi
alla dissolutezza e all'immoralità. Tra i bazar di Baghdad,
i souk, i caravanserragli, le moschee ed i profumi inebrianti dei
mercati delle spezie, Beremiz dimostrò le meraviglie e i
piaceri della matematica.
Nel magico Oriente, una storia incantata per entrare nel mondo
della matematica, per penetrare il segreto dei numeri, per capire
il loro stretto legame con i grandi problemi filosofici e morali
dell'uomo.
Per dimostrare che la matematica possiede non solo verità, ma anche suprema
bellezza. |
| recensioni |
scheda di Bouchard, E., L'Indice 1997, n. 5
Qualche anno fa Jostein Gaarder diventava famoso con "Il
mondo di Sofia" tradotto in ben trentotto lingue. In questo
nuovo lavoro, con singolare sensibilità affronta i temi dell'evoluzione
e "del grande enigma che nessuno risolve" nascosto all'interno
di ciascuno, mettendo a discorrere fra di loro due bambini poco più che
seienni. Joachim trova, appeso a un melo del giardino, a testa in
giù, un coetaneo originario del pianeta Elio. L'amicizia avvicina
i due ragazzini curiosi che fin dalle prime battute stabiliscono
quanto sia più importante porre domande che fornire le risposte,
essendo queste ultime soltanto "il tratto di strada che ti sei
lasciato alle spalle". Le domande invece puntano oltre e si
meritano un bell'inchino quando scavano profondo. Procedendo così verso
le origini dell'universo i due amici non si lasciano sgomentare nemmeno
dall'impossibilità di dare delle risposte. Gran simulatore
della semplicità dei discorsi infantili, Gaarder raggiunge,
descrivendo i gesti e gli atteggiamenti dei protagonisti, l'incanto
della comunicazione ingenua e assoluta che tanto spesso anticipa
intuitivamente l'interrogarsi disincantato degli adulti. Malba Tahan è invece
lo pseudonimo di un matematico brasiliano che, alla memoria dei sette
grandi geometri cristiani o agnostici e dell'indimenticabile matematico
Abu Jafar Muhammed ibn-Musa al-Kwarizimi, dedica pagine di leggenda
e fantasia. Si narra in questo libro di un singolare matematico:
Beremiz Samir, l'Uomo Che Contava. La sua inconfutabile predisposizione
al calcolo e alle sue leggi conducono Beremiz a sanare controversie
e sciogliere enigmi conquistando la benevolenza di sceicchi e del
Maharajah di Lahore. Con la matematica l'intraprendente arabo affronta
ben trentaquattro capitoli colmi di insidie romanzesche, alla ricerca
della soluzione giusta, a volte coatta. |