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Quale matematica per la biologia? Ovvero si può matematizzare
la biologia?
di Paolo Freguglia (dal sito http://www.tilgher.it/)
In un volume di facile e piacevole lettura, Edoardo Boncinelli ed
Umberto Bottazzini
affrontano una dei dibattiti epistemologici più interessanti dei nostri
tempi: "il fascino ed il potere della matematica" in relazione anche
ed in particolare alle sue applicazioni. Scritto in forma dialogica, nel libro
troviamo affrontati in modo accessibile risultati di grande importanza storico
scientifica quali il teorema di Gödel, l'ultimo teorema di Fermat, ma anche
tematiche connesse alle conoscenze elementari e fondamentali delle matematiche
(numeri e figure geometriche) ed alla loro natura. Nel "Dialogo", Umberto
cioè Umberto Bottazzini, "matematico di formazione e storico della
matematica di professione" e Edoardo, appunto Edoardo Boncinelli, "fisico
di formazione che ha lavorato negli ultimi trent'anni in laboratorio come biologo
molecolare", discutono numerosi argomenti ovviamente concordando e discordando.
Dice ad esempio Umberto "perché non sono d'accordo sulla tua [di
Edoardo] definizione della matematica come strumento, come ancilla scientiarum
? Perché secondo me la matematica ha una duplice natura. Da un lato di
scienza che ha un proprio oggetto, gli enti matematici, e che produce conoscenze
intorno a questi enti" dall'altro di strumento le cui "applicazioni
alle scienze della natura" hanno sorprendentemente "grandissima efficacia
nello studio della natura". Edoardo ribatte allora che "messo in questi
termini ha ben poco da obiettare". Queste argomentazioni sembrerebbero scontate
e già risentite, ma in effetti così come vengono articolate e presentate
stimolano, anche a chi le conosce ulteriori riflessioni. I nostri amici propongono
la riflessione in base alla quale mentre le applicazioni della matematica alla
fisica sono state essenziali per lo sviluppo di questa scienza della natura,
al contrario per la biologia ciò non si può dire. Dice Edoardo: "Per
le scienze fisiche, e per la fisica in particolare, la matematica è stata
ed è tutt'oggi insostituibile. [
] In altre discipline, come la biologia,
l'economia o più in generale quelle scienze umane che aspirano a darsi
un aspetto più scientifico, la matematica viene spesso invocata ma fa
solo qualche sporadica apparizione".
Queste parole purtroppo ci richiamano alla mente quanto scrisse Vito Volterra
precisamente cento anni fa, nel 1901 in un famoso saggio dal titolo "Sui
tentativi di applicazione delle matematiche alle scienze biologiche e sociali",
dove appunto, venticinque anni prima circa della proposta dei suoi ben noti modelli
biomatematici, riteneva che in biologia l'impiego della matematica era stato
piuttosto deludente. E Edoardo insiste ribadendo che: " il grosso della
biologia non fa al momento alcun uso della matematica.
Ci sono, però, dei campi della biologia per i quali la matematica sembra
fatta a posta. Per esempio se si studia con che velocità cresce una cultura
batterica [
]" e quindi il modello Lotka-Volterra e tutto ciò che
ne consegue. Si deve poi tener presente che esiste a livello internazionale una
comunità di studiosi di biomatematica tutt'altro che trascurabile (Edoardo
rammenta Stuart Kauffman). Tuttavia l'applicazione della matematica alla biologia è stato
almeno fino ad oggi più o meno tempo perso. E di questo Edoardo sembra
decisamente convinto. Alla fine conclude che avremmo probabilmente bisogno di
un altro tipo di matematica, "di una nuova matematica, una sorta di supertopologia,
di superfrattali o più probabilmente qualcosa che non so immaginare che
serva alla biologia. Questa è la speranza". E lo storico Umberto
conclude "Staremo appunto a vedere". Parole sagge. Forse però dovremmo
pensare un po' anche a quanto dovranno o meglio dovrebbero fare i biologi per
consentire la matematizzazione della biologia, sempre che ritengano ciò,
in linea di principio, utile.
Non sono certo pochi i biologi che non vedono di buon occhio e che non concepiscono
prospettive all'impiego della matematica in biologia. Ma sulla prestigiosa rivista
Nature (21/28 dicembre 2000) Marina Chicurel della Rockfeller University scrive: "Gels,
microscopes and pipettes are the stock in trade of the modern molecular biologist.
But mathematical models of gene and protein networks could soon be just as important.
And 2000 may go down as the year in which mathematics started to make an impact
on mainstream biology". Tra le grandi sfide matematiche del XXI secolo,
la classificazione matematica del genoma è senza dubbio tra le più interessanti.
Potremmo dunque augurarci che i biologi forniscano ai matematici ed agli informatici
nozioni meno equivoche, che una seria elaborazione epistemologica dei concetti
cardine della biologia venga effettuata.
Come d'altronde sarebbe bene che il matematico avesse una maggiore conoscenza
della biologia (fin dai corsi di laurea). Una interdisciplinarità più consapevole
e maggiormente praticata è una condizione indispensabile che dovrebbe
dare input adeguati per far lavorare la fantasia creativa matematica.
In tal senso non si può vedere che favorevolmente la nascita in varie
parti del modo, sul modello di quanto realizzato a Santa Fe, di aggregazioni
di studiosi e ricercatori di varie discipline impegnati verso le tematiche della
biologia teorica. Si tratta dei vari Centri Interdisciplinari per lo Studio della
dei Sistemi Complessi, che anche in Italia, pur tra grandi difficoltà istituzionali,
cominciano ad essere una interessante realtà. Un altro apporto che si
intravede utilissimo riguarda la matematica del computer, sempre più cruciale
per affrontare tematiche di tipo biomatematico. Staremo a vedere, come appunto
dice l'amico Umberto. Certo è che, vada come vada, si tratta di una affascinante
sfida scientifica e culturale i cui risultati in ogni caso (anche se limitati
e limitativi) saranno per i matematici e per i biologi tutt'altro che inutili.
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