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Nel gennaio del 1998 lo scienziato
Saul Perlmutter e il suo gruppo di astronomi annunciarono lo stupefacente
risultato cui erano pervenuti
dopo anni di studi: l'espansione dell'universo è sempre più rapida.
Anche altri scienziati, basandosi su metodi diversi, giungevano alla
stessa conclusione.
Ma come spiegare questi nuovi esiti della ricerca? Lo strumento adatto era l'equazione
del campo gravitazionale che Albert Einstein aveva formulato quasi ottant'anni
prima. L'equazione tuttavia non bastava; tornava ad essere attuale, allora, un
altro concetto einsteniano: la 'costante cosmologica'.
Nella formula del campo gravitazionale con costante cosmologica, la teoria della
relatività si legava profondamente all'esplorazione delle leggi fondamentali
che reggono l'universo. Nessuno dunque più di Einstein, sembrano indicare
le ricerche recenti, si è mai avvicinato all'"equazione di Dio",
allo scioglimento dello straordinario enigma della creazione.
Fra teorie cosmologiche, scoperte astronomiche, fisica della
gravità e dello spazio-tempo, Aczel ripercorre l''odissea
della scoperta' vissuta da Einstein trasformandola in un racconto
appassionante, di estrema chiarezza.
E l'accesso a documenti privati, finora inediti, rivela gli aspetti più umani
del grande scienziato che, con la sua equazione, sognava di ascoltare "almeno
una parte dei pensieri di Dio".
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| recensioni |
da L'Avvenire del
16/09/2000
di LUIGI DELL'AGLIO
Scienziati vicini alla "formula divina"
L'ultimo libro del matematico Aczel, l'autore dell'"Enigma di Fermat"
La scoperta che l'universo si espande a velocità crescente conferma Big
Bang e relatività
Materiali inediti su Einstein
L'universo "lievita come una torta", anzi si espande a una velocità crescente,
che nelle zone più lontane dalla Terra è quasi pari alla velocità della
luce. Esther M. Hu, dell'University of Hawaii, con i telescopi Keck (i più potenti
del mondo), ha osservato il più lontano oggetto visibile dell'universo,
una galassia che dista 13 miliardi di anni luce dalla Terra.
I suoi studi fanno pensare che l'universo si espanderà "in eterno",
e al tempo stesso rafforzano la teoria del Big Bang: se le galassie si allontanano
così velocemente l'una dall'altra, risalendo nel passato possiamo immaginarle
sempre più vicine fra di loro, fino a ipotizzare un momento iniziale in
cui tutta la materia è iperconcentrata. Il Big Bang? "Un fatto assolutamente
stupefacente", lo definisce ora sir Roger Penrose. Il XXI secolo si è aperto
in un clima di euforia per i cosmologi, sull'onda della profezia di Stephen Hawking: "Ci
stiamo avvicinando a Dio".
La fisica è alla ricerca della "geometria dell'universo", la
formula che spieghi tutte le leggi e le forze, quella Equazione di Dio che dà il
titolo all'ultimo libro di Amir D. Aczel, in libreria da martedì 19, nei
tipi del Saggiatore.
L'autore è un matematico (insegna al Bentley College, nel Massachusetts)
ma è conosciuto per avere scritto L'enigma di Fermat (1998). In questo
libro, Aczel raccontava, con uno stile avvincente, il "giallo matematico
durato più di tre secoli". Si tratta del teorema, scritto a margine
dell'Arithmetica di Diofanto, dallo scienziato-magistrato francese Pierre de
Fermat, il quale aveva gettato le basi del calcolo infinitesimale, poi approfondito
da Isaac Newton.
Con l'Equazione di Dio, non meno affascinante dell'Enigma di Fermat, Aczel vuole
dimostrare che tutta la nuova cosmologia, impegnata a trovare la "legge
del tutto", a svelare il mistero dell'universo, è figlia della teoria
della relatività.
Quando confidava "Voglio conoscere i pensieri di Dio", Albert Einstein
aveva già impostato un'intuizione cosmologica che anticipava di novant'anni
le scoperte dell'astrofisica. Perché l'universo si espande? "Per
via della creazione, o dilatazione, dello spazio", risponde Aczel. Ed è stata
proprio la teoria della relatività generale a dirci che lo spazio è "plastico", "flessibile",
e ha una geometria che può cambiare per effetto della forza di gravità. "L'universo
non è puro vuoto, come potrebbe sembrare. C'è qualcosa che lo spinge
verso l'esterno, una forza invisibile e misteriosa, una quantità enorme
di energia, che non capiamo e di cui non capiamo l'origine. Il vuoto è come
una molla contratta che vuole scattare".
L'equazione di Dio riserva suspense. Dice Saul Perlmutter (che da Berkeley dirige
l'équipe di astronomi d'avanguardia, tra cui Esther Hu): "La cosa
veramente notevole è che, per mezzo di misurazioni fisiche, stiamo rispondendo
a domande filosofiche molto profonde". Se l'Enigma di Fermat era il romanzo
della matematica, L'equazione di Dio è il romanzo della fisica. Ma la
divulgazione non prende la mano allo scienziato Aczel.
Il libro non sacrifica le spiegazioni scientifiche al racconto. Comunque l'autore
sa infondere nel lettore il desiderio di "capire le leggi ultime della natura" e "formulare
la nostra umana interpretazione dell'equazione di Dio". "Dovremo essere
in grado di usarla per risolvere lo splendido enigma della creazione", scrive
Aczel, concludendo il libro. "E forse è proprio per questo che Dio
ci ha messi dove ci ha messi".
Nella "sconcertante" scoperta che l'universo si espande a velocità crescente,
Aczel ha visto quanto è attuale la teoria della relatività.
Lui ha anche studiato materiale inedito: venticinque lettere inviate da Einstein
all'astronomo Erwin Freundlich.
Il saggio si dipana seguendo Einstein nella sua inquieta, incalzante ricerca
ma anche nella vita quotidiana. (Fra l'altro, c'è l'Einstein che si finge
malato, per abbandonare la scuola e raggiungere i suoi a Milano).
La relatività suscita grandi entusiasmi ("Ecco il Copernico del XX
secolo", scrissero i giornali) e grandi invidie. "Sono lieto che i
colleghi si stiano occupando della mia teoria, anche se lo fanno perché sperano
di ucciderla", confessa Einstein. Ma lui, a sua volta, non sopporta la teoria
quantistica e il suo probabilismo.
"Dio non gioca a dadi con l'universo". Fa subito colpo l'esempio con
il quale viene spiegata la relatività: un gemello che viaggia su una nave
spaziale molto veloce, invecchia più lentamente del fratello rimasto a
terra. Un oggetto che viaggiasse più veloce della luce, ritornerebbe nel
passato.
Aczel ci fa vivere l'atmosfera dei caffè di Praga e di Berlino, e soprattutto
l'emozionante verifica della teoria einsteiniana durante l'eclissi solare del
29 maggio 1919. Quando riflette sulla sua intuizione - lo spazio è curvo,
non è piatto come pensava Euclide - Einstein alterna fasi di tensione
e di entusiasmo. "Sono stato fuori di me", scrive, "per l'eccitazione
e la gioia". Poi, quando la vittoria è ormai certa, esclama: "Dio è sottile
ma non dispettoso". |