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Il libro non tratta i paradossi della vita quotidiana,
ad esempio "il fatto che spendiamo fior di quattrini per mantenere
i nostri locali a temperature invernali d'estate ed estive d'inverno.
O corriamo ad arrostirci al mare nel periodo più caldo dell'anno
e a gelare in montagna nel periodo più freddo. O ci illudiamo
di andare all'avventura in luoghi inaccessibili, con viaggi organizzati
e in villaggi turistici. Ci entusiasmiamo allo sport, seduti di
fronte alla televisione. O ci esibiamo a tavola e ci nascondiamo
in bagno, immemori de Il fantasma della libertà di
Bunuel". Affronta invece quelli che l'autore chiama paradossi "più istituzionali" e
che classifica in logici (o negativi) retorici (o nulli) ontologici
(o positivi).
Il libro è una serie di storie sulle illusioni dei sensi,
le ambiguità dell'arte, le contraddizioni della religione,
i tranelli della filosofia, le insidie della politica, i rompicapi
della logica e le difficoltà della Matematica. Sono storie
che mettono in dubbio nozioni comuni, eppure sorprendentemente insidiose,
come la realtà, la verità, l'infinito e la democrazia.
"C'era una volta un paradosso" farà discutere e susciterà polemiche.
Odifreddi
dice che "nell' attesa delle fiamme dell'inferno, che speriamo questo libro contribuirà a
farci meritare, usufruiremo dei surriscaldamenti degli integralisti, provocati
dai nostri diletti di lesa divinità. Noi, invece, nell'attesa di riprendere
il libro e i problemi che solleva, non vogliamo rinviare la segnalazione della
freschezza,
dell'ironia e del sarcasmo con cui affronta temi già ben noti ai cultori
di matematica e logica (il paradosso di Achille e la tartaruga, quello della
percezione delle figure, il paradosso del mucchio, i paradossi sull'infinito
e quello del mentitore).
Tutti gli argomenti vengono trattati (cosa non usuale) con molta attenzione alle
questioni di Matematica. Ma accanto a questi classici, Odifreddi affronta altri
paradossi. Il problema delle elezioni "democratiche" ("Come eleggere democraticamente
un dittatore"), quello legato agli aspetti religiosi ("Immacolate concezioni
del pensiero religioso") e come ultimo quello che porta a valorizzare i paradossi
come strumenti per la scoperta di nuovi teoremi ("Ma col passare del tempo, magari
dopo millenni, i paradossi finiscono per essere integrati nel corpo della matematica,
occupandone non di rado un posto d'onore"). E, a differenza di molti altri libri
del genere, dove ogni paradosso viene trattato in modo slegato dagli altri, in
questo testo tutti i capitoli risultano collegati fra di loro. Da leggere! |