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Chi erano in realtà i più celebri
protagonisti della matematica negli anni del fascismo? Uomini di
genio completamente estranei alle vicende politiche, grigi e fedeli
sostenitori dell'establishment o intellettuali impegnati a difendere
il valore universalistico della scienza? Da Volterra a Levi-Civita,
passando per Severi ed Enriques, si delinea un panorama quanto
mai vasto ed eterogeneo, che spazia da posizioni dichiaratamente
antifasciste a ideologie liberali e socialiste, per arrivare a
figure che espressero a gran voce la propria adesione al regime.
Ripercorrendo le loro vicende personali, i risultati matematici
e le posizioni politiche, il libro ricostruisce la storia della
matematica e, più in generale, della cultura scientifica
italiana fra le due guerre affrontando la spinosa questione del
rapporto fra intellettuali e potere politico. Attraverso il riferimento
al periodo aureo di inizio Novecento, un rigoroso esame delle influenze
esercitate dal regime sul mondo accademico e un confronto fra lo
statuto della disciplina in Italia e all'estero, gli autori delineano
un percorso - quello della matematica italiana - che offre numerosi
spunti di riflessione anche per comprendere i costumi del dopoguerra
e la situazione attuale.
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